BREVE STORIA DELLA FISARMONICA NEL JAZZ
a cura di Monica Ruggieri
Un mantice d'armonia, o armonia da un mantice, è quanto probabilmente cercava chi nel lontano 1818, pensò il primo modello di Physarmonica, dal greco appunto Physa (mantice) ed harmonikos (armonico). Esso venne realizzato dal viennese Anton Häckel, come supporto da applicare sotto il
pianoforte e da suonare con la mano destra.
La fisarmonica dunque, alla nascita, non venne ideata come strumento autonomo, con una sua propria fisionomia, ma fu semplicemente "complementare" di un altro. In realtà la fisarmonica, così come la vediamo attualmente, riproduce l'Akkordion viennese, lo strumento che fu realizzato da Cyrille Demian nel 1829, proprio staccando quel mantice armonico, di quattro ottave, dal pianoforte. In effetti, solo la lingua italiana è rimasta fedele al nome originario del modello Hockeliano, mentre nelle altre lingue si fa riferimento a questo secondo tipo, per chiamare la fisarmonica.
L'Italia si attrezzò, fin dall'inizio, alla diffusione dello strumento; risale a circa centotrenta anni fa la sua produzione, grazie ai fratelli Soprani ed a
Mariano Dallapè, operanti in quelle città che sono ancor oggi le capitali della fisarmonica e dei suoi fratelli (organetto e bandoneon), ovvero
Castelfidardo e Stradella. E sempre l'Italia, con i suoi emigranti, portò per prima la fisarmonica oltre Oceano, negli Stati Uniti di Chicago, di New
York, di San Francisco. nell'americana terra di Jazz.
Pare che il primo ad inserire la fisarmonica in una orchestra, fosse il batterista di New Orleans, Ben Peyton, e che già negli anni '10 esistesse
una tradizione fisarmonicistica nel ragtime (si ricordino i fratelli Pietro e Guido Deiro).
Il Jazz vero e proprio, per il nostro strumento, comincia però negli anni della prima guerra mondiale, con Charlie Creath (fisarmonicista occasionale),
operante a S.Louis. Nella prima fase, l'uso della fisarmonica nel Jazz fu prevalentemente orchestrale; si pensi a Tito Guidotti, italo-americano, che negli anni '20 dirigeva un trio di fisarmoniche, accompagnate da chitarra e contrabbasso; a Buster Ira Moten, pianista e fisarmonicista della big band
di suo zio Bennie; a Joe Cornell Smelser, che incise con vari virtuosi dell'epoca, primo fra tutti Duke Ellington; a Charlie Magnante, compositore, arrangiatore, grande talento, di cui si ricordano numerose collaborazioni con i gruppi allora più in voga (Goodman, Joe Venuti, Red Norvo, Gene Krupa, Charlie Barnet, ecc. ), e di cui si sa che era presente in almeno due terzi delle sedute di incisione newyorchesi in cui occorreva una fisarmonica.
Contemporaneamente a quelli americani, la fisarmonica Jazz trovò qualche ardito pioniere anche in Europa e, particolarmente in Francia,
dove i fisarmonicisti tentarono di accostarsi alla nuova sensibilità jazzistica, attraverso l'esperienza musette, senza peraltro conoscere il Jazz
americano.
I nomi da ricordare, a questo proposito, sono: Louis Richardet e la celebre triade Gus Viseur, Tony Murena e Jo Privat.
Parallelamente alla Francia, anche in Italia ci si cominciò a muovere ed, in questo caso, il merito è di uno solo: Gorni Kramer. Diplomato in contrabbasso, ma fisarmonicista fin dall'infanzia, scoprì il Jazz attraverso i maestri americani non fisarmonicisti, per questo il suo linguaggio non fu
affatto usuale. Sulla scia del maestro due altri grandi nomi: Wolmer Beltrami e Peppino Principe. Da citare ancora: Renato Germonio, Ezio Leoni e Franco Valsuisneri, che tuttavia si dedicano al Jazz solo saltuariamente.
Nel secondo dopoguerra, in America, vivono i primi esponenti della scuola moderna: June Garner, che fece parte della leggendaria orchestra di Earl
Hines, con Charlie Parker e Dizzy Gillespie; Alice Hall, di straripante energia nell'improvvisazione e, sicuramente, prima fisarmonicista Bop; Ernie Felice,
virtuoso sia ritmicamente che melodicamente; Joe Mooney, amante di un fraseggio costruito sulle incalzanti concatenazioni di accordi.
Coloro che veramente hanno fatto la storia della fisarmonica Jazz sono: Art Van Damme e Mat Mathews; il primo, di origine belga ma americano già
alla nascita, suona un Jazz gradevole e fortemente stilizzato, sviluppato seguendo un iter molto particolare, dal solo al duo, al trio, quartetto ed
infine quintetto; incide più di quaranta album, dominando per più di dieci anni i referendum della rivista americana Down Beat.
Più rigoroso jazzisticamente Mathews, olandese alla nascita e statunitense di adozione, si forma sui grandi del Bop e del Jazz, americani e francesi, e
firma una serie di dischi che lo impongono come il primo fisarmonicista della scuola moderna.
Altri fisarmonicisti nel corso degli anni '50: Leon Sash, Lanny Dijay, Dom Frontiere, Tommy Gumina, Marty Paich e Pete Jolly.
Ritornando invece in Europa e, particolarmente, in Francia e in Italia, il secondo dopoguerra vede l'attività dei francesi Joe Rossi, Josi Baselli, Louis
Corchia, Michel Hausser, Jean Corti e sicuramente il fisarmonicista francese più importante degli anni '60: Marcel Azzola. Questi, visitando un po' tutti i
generi, nella sua lunga e brillante carriera, arriva al Jazz solo negli anni '80, quando forma un trio; ed ancora ripete l'esperienza negli anni '90 con il
Quartetto Nuovo, un gruppo di sole fisarmoniche, accanto ad Antonello Salis, Gianni Coscia e Richard Galliano.
Anche Salis, principalmente pianista Jazz, riscopre la fisarmonica negli anni '80, ma attualmente si può dire che sia più ricercato come fisarmonicista
che come pianista. Coscia rappresenta l'ideale anello di giuntura tra la scuola di Kramer e la fisarmonica contemporanea, con un progetto
artistico che affonda le radici nella cultura autoctona. Galliano è attualmente uno dei fisarmonicisti Jazz più noti; discepolo ed amico di
Astor Piazzolla, tenta il rinnovamento della tradizione musette attraverso l'espressività della musica Jazz, proprio come il maestro argentino ha
saputo fare con la tradizione del tango.
La faccia Blues della fisarmonica è rappresentata dalla musica Zydeco e dal suo massimo esponente, il fisarmonicista Clifton Chernier.
Arriviamo quindi alla generazione attuale ed è innegabile che il più influente fisarmonicista d'avanguardia sia attualmente l'americano, di
origine slovacca, Guy Klucevsek.
La fisarmonica, grazie alle sue particolari caratteristiche, è sicuramente destinata ad avere un ruolo sempre più determinante nel mondo della
musica Jazz.
Bibliografia
- P. Carles - A. Clergeat – J. L. Comolli, Dizionario Jazz, Armando Curcio Editore, Roma 1989.
- G. Magnii, Jazz Accordion Story, articolo tratto dalla rivista Jazz "Ritmo", Milano, Aprile - Maggio -
Giugno 95.
- A. Bazzurro, La fisarmonica nel Jazz, articolo tratto dalla rivista "Musica Jazz", Rusconi editore,
Milano, Giugno 1995.
- R.Ruggieri, Elementi di Musica Jazz, Berben, Ancona 1998

